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Piero Viscardi consulenza aziendale

MENTORING

Mentoring e Business Mentoring

Mentoring è un termine anglosassone derivato dal greco antico e per sapere cos’è e come funziona vedi qui sotto . . .

Il business mentoring è una sua applicazione, come per esempio per lo start-up di microimprese e piccola impresa, ovvero per la gestione dell’avvio di nuove attività imprenditoriali, nei corsi di gestione delle PMI, nella formazione aziendale e professionale e nella gestione delle attività profit delle Organizzazioni del Terzo Settore o Associazioni non-profit. Mentoring aziendale è un altro modo per individuare le attività di cui sopra.

I Mentori sono una preziosa risorsa da impiegare nello sviluppo e gestione delle micro piccole e medie imprese italiane PMI tanto più adesso che sono una risorsa disponibile in tutto il nostro territorio “a causa” dell’allungarsi della nostra vita media accompagnata da una invidiabile qualità della nostra salute.

Nel 2001 il sottoscritto Piero Viscardi ha fondato l’I.M.I. International Mentoring Institute un’Associazione no profit per:

  • mettere a punto e diffondere innovative tecniche di utilizzo del Business Mentoring come strumento per COSTRUIRE un incontro sistematico fra le persone di ogni generazioni e così . . . sostenere la competitività economica anche nei Paesi demograficamente “vecchi” come il nostro. E il MOTTO dell’ Associazione è:

    Building Intergenerational Lifelong Organization B.I.L.L.O.” che tradotto nella nostra lingua può suonare come:
    “Costruiamo Organismi dove tutte le generazioni possano cooperare per la costruzione di organizzazioni capaci di apprendere, ovvero imparare durante tutto il corso della loro vita.”

    E questa “traduzione” mi fa fatto venire in mente questa domanda:
     

  • La lingua italiana è all’altezza dei tempi per quanto attiene la capacità di rappresentarci il “nuovo” mondo del lavoro in cui siamo immersi?

    La mia risposta è No!! e così ho attivato il mio “BLOG sul Mondo del Lavoro e della Consulenza Aziendale” dove trovare con voi le chiavi italiane di un linguaggio del mondo del lavoro . . . adeguato ai tempi e dove potete finalmente dire la vostra così come vorrei sentirvi sull’opportunità di dare vita ad un Portale delle Piccole e Medie Imprese PMI, un portale con il cuore e la mente davvero tutte per loro.

    Che cos’è il mentoring
    è il termine anglosassone derivato dal greco antico (Mentore era il maestro di Telemaco, figlio di Ulisse) che definisce l’attività con la quale una persona di buon senso, ricca di esperienze di vita e di lavoro chiamata mentore trasferisce ad un’altra persona chiamata mentee le proprie conoscenze ed esperienze per favorirne la crescita personale e professionale.
    Un rapporto di mentoring può svilupparsi con modalità più o meno formali e può instaurarsi non solo fra una persona adulta ed una più giovane (talvolta anche viceversa), ma anche fra coetanei che intendono arricchirsi delle reciproche esperienze. Il rapporto di mentoring è sempre un dare ed avere basato su una reciproca accettazione e fiducia.

    Mèntori si nasce o si diventa?
    Mèntori ci si sente. Quindi mèntori non si nasce né si diventa. Tuttavia le persone che si sentono mèntori possono essere aiutate ad esserlo concretamente e in modo efficace. Fortunatamente il mondo è pieno di potenziali mèntori. Infatti l’essere mèntori non attiene né all’essere istruiti, né all’essere benestanti, né tanto meno all’essere belli e buoni; piuttosto attiene al diffuso, umano desiderio di trasmettere ad altri il proprio essere.

    Quanto è importante in un rapporto di mentoring essere dei buoni mentee?
    La responsabilità della riuscita di un rapporto di mentoring dipende in gran parte dal comportamento del mentee. I rapporti di mentoring più riusciti sono quelli nei quali il mentee è capace di creare l’ambiente più adatto a ricevere il contributo del mèntore.
    Sensibilizzare ed aiutare le persone per poter essere dei buoni mentee è una delle sfide del mentoring.

    Cosa caratterizza il ruolo del mentore rispetto a quello di coach e consulente aziendale?
    Le tre figure hanno molti tratti in comune: il mèntore, il coach ed il consulente agiscono tutti affiancando, dando consigli, sostenendo, facilitando.
    Ciò che le differenzia nella sostanza è il fatto che la persona che vuole essere un mentore deve saper offrire al proprio mentee quella che è oggi la risorsa più scarsa e quindi più preziosa: la disponibilità del proprio tempo. E ciò non tanto nel senso che il mèntore deve dedicare più ore del coach e del consulente al proprio assistito, ma nel senso che deve essere pienamente disponibile a rispettarne le esigenze e ad adeguarsi ai suoi tempi.

    Un mentore può essere più giovane del suo mentee?
    Perché, oggi, le innovazioni si succedono tanto velocemente che può facilmente accadere che una persona più giovane si trovi nella condizione di poter trasferire esperienze anche ad una persona più adulta.

    Perché il mentoring è uno strumento potente ed al contempo efficace?
    Perché libera l’energia delle persone “normali” sottraendole alla paura del confronto con gli altri e mette al riparo i mentee dal timore che qualcuno (nel nostro caso il mentore) voglia “colonizzarlo”. Infatti, il compito del mèntore non è quello di imporre la propria visione, ma quello di testimoniare rispetto all’importanza delle proprie esperienze.

    Di quali strutture e mezzi ha bisogno il mentoring per produrre i suoi benefici ?
    Di luoghi fisici nei quali far convergere le esperienze dei mèntori per metterle a disposizione dei mentee, il tutto in un’atmosfera protetta, dove ognuno possa prendersi il tempo per capire e raggiungere la tranquillità necessaria per passare all’azione. Un luogo sulla cui porta d’ingresso campeggi il motto latino “Festina lente” (affrettati lentamente).

    Il mèntore deve essere una persona che ha avuto “successo” nella vita?
    Non necessariamente. Anzi, molto spesso i mèntori più efficaci e preziosi sono persone che hanno attraversato esperienze personali difficili e che per tale motivo possono offrire ai mentee testimonianze preziose.

    Di quanto tempo dobbiamo disporre per essere dei buoni mentori?
    L’impegno di tempo varia da caso a caso. Si può essere un buon mèntore dedicando anche solo 5/6 ore al mese al proprio mentee. L’importante è essere disponibili quando il mentee ne ha bisogno. Oggi, telefono, fax ed e-mail rendono molto semplice l’interagire.

    In quali paesi è più diffusa la pratica del business mentoring ovvero del mentoring aziendale?
    Da ricerche fatte dall’I.M.I. sono emersi esempi molto interessanti di applicazioni del concetto di mentoring in epoche molto lontane dove ha svolto la funzione di detonatore dello sviluppo di civiltà come quella Cinese del 2000 a.C., quella Babilonese e quella degli Incas, oltre che quella Ellenica.
    Oggi, la pratica del mentoring è radicata ed in fase di ulteriore espansione nel Nord America, in Gran Bretagna ed in Australia. Non mancano sue applicazioni - anche se in misura decisamente minore - in Germania, Francia, Svizzera, Sud America.
    In tutti questi paesi il mentoring viene applicato quasi esclusivamente nei campi dell’istruzione e della formazione di ogni ordine e grado e nel mondo delle imprese.

    Il business mentoring è diffuso in Italia?
    La pratica cosciente e sistematica del mentoring è pressoché sconosciuta in Italia. Qualche timida applicazione se ne fa per contrastare la dispersione scolastica e nel mondo dell’imprenditorialità, in particolare di quella femminile. Possiamo ipotizzare che in Italia ci siano poche centinaia di mentori a fronte delle centinaia di migliaia p.e. del Nord America.

    Oggi l’applicazione del mentoring è solo una nuova moda o uno strumento operativo destinato a durare?
    La sfida che ci attende in relazione al mentoring è non tanto quella di procurarsi consensi per la sua applicazione, quanto quella di evitare che il mentoring diventi solo una parola di moda alla quale non seguano i fatti.
    Per trarre il massimo beneficio da questo strumento è necessario che coloro che si avvicinano al mondo del mentoring decidano di farlo per essere piuttosto che per apparire.


    ECCO COSA POSSIAMO FARE CONCRETAMENTE CON IL BUSINESS MENTORING
    Gli odierni utilizzi più frequenti si hanno nel campo della scuola, della formazione e nel mondo dell’impresa. Da studi fatti dall’I.M.I. International Mentoring Institute emergono non solo innovative applicazioni da utilizzare in questi settori, ma anche possibili applicazioni in altri settori chiave della nostra vita.

    Qualche esempio:

  • scuola e formazione, sia per rendere più efficace l’apprendimento che per facilitare i collegamenti con il mondo del lavoro;

  • formazione continua degli adulti, anche con l’utilizzo dell’e-learning;

  • assistenza nella carriera accademica, professionale e d’impresa;

  • reinserimento di adulti nel mondo del lavoro (outplacement);

  • inserimento nella vita lavorativa di donne in età adulta;

  • assistenza nelle azioni di start-up per lo sviluppo socio-economico dei territori più deboli e nelle connesse azioni di marketing territoriale;

  • assistenza alla nascita e allo sviluppo di micro e piccole imprese;

  • sviluppo e gestione di moderni organismi nonprofit;

  • promozione delle pari opportunità;

  • politiche per facilitare l’incontro fra i settori profit, nonprofit e delle istituzioni;

  • politiche per l’occupazione, anche per prevenire l’insorgere di nuove aree di debolezza;

  • politiche per favorire la cooperazione fra le generazioni e i popoli.

Mentoring è anche relazionarsi con:

  • uno studente, per aiutarlo a superare le difficoltà del percorso formativo;

  • un 45enne che non riesce a reinserirsi adeguatamente nel mondo del lavoro;

  • donne non più giovani che vogliono entrare per la prima volta nel mondo del lavoro;

  • donne impegnate nella cura dei figli, che non vogliono perdere i contatti con il mondo del lavoro;

  • donne di ogni età, per facilitarne l’ingresso attivo nella vita politica ed associativa;

  • insegnanti, per mettere a punto azioni formative più efficaci;

  • un giovane che sta per intraprendere un’attività di lavoro autonomo;

  • un ex carcerato, oppure un immigrato a rischio, per facilitarne l’inserimento nella società;

  • un giovane tutor d’impresa, per trasferirgli competenze relative a quella specifica impresa;

  • un funzionario di associazione nonprofit, per aiutarlo nell’organizzazione dell’ associazione;

  • un giovane artigiano, per aiutarlo nella ricerca di un socio che lo aiuti a potenziare la propria attività;

  • un coetaneo, per condividere con lui le problematiche della vita di tutti i giorni.

 

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