rssicon

Spesso le persone che si sentono di essere "buone" (ovvero quelli che a me piace chiamare "i buonisti") sono convinte in buona fede (ma il ragionamento non cambierebbe anche se fossero in malafede) di tenere dei comportamenti in grado di eliminare le sofferenze e di risolvere i problemi degli altri e questo è vero anche nel mondo del lavoro. E ne sono così convinte che la loro missione è diventata quella di imporle anche agli altri.

In realtà io penso invece che il comportamento dei buonisti alimenta e aggrava la maggior parte delle cause che impediscono il nostro naturale inserimento nel mondo del lavoro ( e tanto più oggigiorno che viviamo in un’economia così in movimento e aperta al nuovo) perché questo loro comportamento castra la nostra creatività e quindi la nostra gioia di vivere di cui è la fonte.

E se tutto ciò avviene senza malafede, sicuramente ha nella stanchezza una delle sue origini.

Ma chi sono i buonisti? e di che tipo di stanchezza sto parlando?

- I buonisti sono quelle persone che hanno successo nella loro azione di apparire come buoni perché ci offrono in continuazione pretesti per far battere ancora il nostro cuore.

Chi di voi non s’imbatte in almeno qualcuno di loro una o più volte al ogni giorno sopratutto se è un abituale frequentatore di tv e carta stampata ?

La stanchezza di cui sto parlando è invece quella di cui si parla in queste righe di cui non ricordo l’autore:

"…non è saggio lasciare che la sera giudichi il giorno perché spesso in tal caso è la stanchezza a diventare giudice della forza, del successo e della volontà".

Ma a ripensarci bene mi viene di pensare che forse queste persone spesso fanno quello che fanno anche in malafede. Sì in malafede! se per malafede vogliamo intendere il comportamento figlio dell’Ignoranza Informata ossia l’ ignoranza di chi – pur disponendo di tutte le informazioni necessarie per ben agire - decide di ignorarle e lo fa sistematicamente.

E allora se tutto ciò è reso possibile dal fatto che la nostra natura umana è tale anche perché ha un bisogno continuo di sentir battere il proprio cuore (ovvero provare sensazioni che ci collegano alle vicissitudini felici e non della vita dei nostri simili  e del mondo di cui siamo parte) diamoci una smossa! e ribelliamoci! prima che il riappropriarci della nostra creatività individuale e di di gruppo non diventi possibile solo con azioni conflittuali e non pacifiche.

 

6 Commenti per “Un ostacolo al nostro pieno inserimento nel mondo del lavoro: troppo spesso molti di noi si sentono buoni”

  1. BLOG di Piero Viscardi » Noi persone “normali” alle prese con le diversità anche nel mondo del lavoro. ha scritto:

    [...] Forse è perché le nostre energie sono limitate o forse è anche perché molti di noi trovano davvero confortevole sentersi buoni. [...]

  2. BLOG di Piero Viscardi » Come ha scritto:

    [...] E a proposito di mal di pancia mi chiedo da sempre. Perché noi "piccoli" imprenditori italiani non siamo ancora morti mangiando qu…   [...]

  3. BLOG di Piero Viscardi » E ha scritto:

    [...] Costruire un dialogo intergenerazionale è un passagio ineludibile per scongiurare il pericolo di una decadenza economica dell’Italia e la deflagrazione di un conflitto generazionale senza precedenti. [...]

  4. BLOG di Piero Viscardi » Patto generazionale ha scritto:

    [...] frutto anche di un serrato e virile confronto, No ad un ennesimo patto figlio dell’ignoranza coltivata con tenacia se non dell’essere [...]

  5. BLOG di Piero Viscardi » Gruppo o gregge? Siamo uomini o caporali? ha scritto:

    [...] – quando invece mi trovo di fronte ad un gregge (di miei simili) … mi prende un groppo allo stomaco e  istintivamente mi chiedo: e se il pastore che guida il gregge non è davvero un buon pastore?? [...]

  6. BLOG di Piero Viscardi » Come possiamo realizzare quello che vogliamo davvero ha scritto:

    [...]   E ora affrettati … … affrettati lenta_mente!! [...]

Commenta questo post

:

:

: