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Forse pochi di noi sono consapevoli che gran parte di quello che ci fa sentire non capaci quanto dobbiamo inserirci nel mondo del lavoro (e non importa se dobbiamo entrare per la prima volta nel mondo del lavoro o cambiare attività lavorativa in proprio o dipendente) è il risultato di convinzioni comportamentali che abbiamo acquisito nei primissimi anni di vita e poi fossilizzato dentro di noi negli anni successivi.

Fossilizzato ad un punto tale da autoalimentare in noi la convinzione che il nostro comportamento nel mondo del lavoro sia condizionato per la gran parte da qualcosa di istintivo o innato.

Invece è vero il contrario!! Ben poco di quello che abbassa la qualità delle nostre prestazioni nel mondo del lavoro ha a che vedere con l’istinto innato e molto (per non dire quasi tutto) ha a che vedere con l’influenza (davvero nefasta in un’economia di mercato come quella degli ultimi anni e dei prossimi) del nostro contesto familiare, scolastico-formativo e socio politico.

- Quanti di noi (almeno negli ultimi vent’anni) possono dire di essere stati aiutati dalla "tradizione" e/o dalla nostra (italiana)  "cultura" nella creazione di un rapporto maturo con il mondo del lavoro?

- Quanti di noi sono dovuti partire o ripartire da zero per crearsi il proprio rapporto con il mondo del lavoro?

Adamo ed Eva i nostri antenati nel Mondo del lavoro?E a questo proposito: siamo consapevoli di quanto incidano (tanto) certe nostre posture (ovvero certe posizioni del nostro corpo) acquisite nei primi anni di vita e poi mai più modificate nella nostra capacità di avere una vita sessuale matura e quindi anche una piena capacità di esprimere il meglio della creatività che è in ciascuno di noi?

Se a qualcuno di voi queste mie considerazioni possono sembrare bizzarre o poco attinenti con le difficoltà che spesso incontriamo nel mondo del lavoro è davvero il caso che provi a mettersi davanti ad uno specchio ed osservare qual’è la posizione della sua testa e del suo bacino sia da fermo che in movimento.

Se invece qualcuno di voi si domanda che cosa ha a che fare tutto questo con le attività di consulenza aziendale, coaching e mentoring che sono il tema centrale di questo blog è necessario che cominci a fare sua la convinzione che:

- se vogliamo ottenere cambiamenti radicali nel modo di fare le cose che vogliamo davvero fare nel mondo del lavoro ( e quindi che ci procurano anche piacere nel farle) dobbiamo sapere che è necessario apportare cambiamenti di atteggiamento mentale nel nostro modo di: progettare le azioni nel mondo del lavoro; parlarerespirare e utilizzare i movimenti del corpo.

Viaggiamo insieme! nel mondo-e-lavoroSe non vogliamo avere una mentalità rigida non dobbiamo avere un corpo rigido e in primis testa e bacino rigidi!!

E così possiamo cominciare a liberarci dall’ insicurezza che ci accompagna nel nostro viaggio nel mondo del lavoro. E farlo è più facile di quello che non possiate immaginare e possiamo cominciare a farlo ora… rileggendo questo post ogni volta che lo vorrete.

E intanto eccovi un consiglio davvero di buon senso: anche quando siete alle prese dirette o indirette con il vostro mondo del lavoro è necessario che impariate a non contrarre il ventre (addome) perché: "il senso di pienezza del ventre è necessario per rendere possibile un’azione priva di tensione muscolare nell’intero corpo".

E  ricordatevi che anche nel mondo del lavoro lo sforzo (e tanto meno la sofferenza) non sono sostitutivi delle capacità, competenze e abilità e quindi… prima il piacere e poi il dovere!

 

2 Commenti per ““Mondo del lavoro”: liberiamoci dall’insicurezza che penalizza la nostra capacità di lavorare in questo nuovo mondo del lavoro”

  1. BLOG di Piero Viscardi » Un buon consulente sa come dialogare con la mente inconscia del cliente ha scritto:

    […] – assommati a quelli che abbiamo appreso dopo che un nostro progenitore ha mangiato quella famosa mela – costituiscono per molti di noi europei un qualcosa con il quale dobbiamo fare davvero […]

  2. BLOG di Piero Viscardi » Qualunque sia la tua età … … ha scritto:

    […] Un tutt’uno nel quale il corpo troppo spesso viene da noi occidentali lasciato in secondo piano. […]

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