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In questo momento due sono le considerazioni che mi vengono in mente a proposito di quale possa essere un possibile rapporto fra il mondo della Consulenza Aziendale e quello della Politica. Politica intesa come strumento a disposizione di tutti di noi per incidere sulla qualità della nostra vita e Consulenza Aziendale intesa come strumento da utilizzare nelle nostre attività di imprenditori e lavoratori dipendenti. E in questo senso la parola Consulenza può essere affiancato o sostituita da parole come Mentoring, Coaching, Tutoring e quante altre hanno a che vedere con il concetto di FACILITARE gli altri nel loro lavoro autonomo o dipendente che sia e qualunque sia l’età dei soggetti coinvolti. E a proposito dell’espressione "qualunque sia l’età dei soggetti coinvolti", chi segue i miei post avrà notato che (spesso e non a caso) faccio riferimento ad espressioni come quella appena citata o ad altre equivalenti ovvero che attengono il tema del conflitto confronto generazionale e questo perché sento forte il bisogno di segnalarvi di prestare ATTENZIONE alle delicate implicazione che l’allungamento della vita media di tutti noi ha nei confronti dei rapporti intergenerazionali nel mondo del lavoro. Ma adesso fatemi dire quali sono le due considerazioni che voglio farvi:

  1. nei prossimi anni dovremo utilizzare ( e forse sarebbe meglio dire: dovremmo imparare ad utilizzare) la politica per dare risposte a temi come, per esempio, quello del controllo delle nascite, dell’accanimento terapeutico, della ricerca scientifica e dell’ eutanasia… e dovremo altresì utilizzare la consulenza aziendale per mantenere il nostro (quello di noi italiani) "posto al sole" in questo mercato così globalizzato e ricco di fermento e vitalità.
  2. la vita (lavorativa e non) è sofferenza o no?  ovvero, "soffriamo" in attesa di una vita piacevole "nell’aldilà" ? possiamo provare piacere anche in questa vita terrena?

Mentre rispondete a queste domande ve ne faccio un’altra che viene dal profondo del mio cuore di consulente aziendale:

- nella nuova divisione del lavoro – che è già nei fatti di questa economia globalizzata – è possibile prenderci un posto al sole se non siamo capaci di fare nostro questo convincimento: prima il piacere e poi il dovere?

 

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