Che si tratti di lavoro autonomo o dipendente, che si tratti di lavorare in proprio come consulente, artigiano, commerciante o libero professionista….sembra che noi italiani abbiamo grande difficoltà a parlarne in modo distaccato ovvero a farlo per cercare di capire qual’è il nostro rapporto con il mondo del lavoro e non solo in risposta ad eventi e situazioni contingenti.
E’ vero o no che la maggior parte di noi non ha la più pallida idea di quale sia il proprio rapporto con il lavoro? Se non sappiamo che cosa ci aspettiamo dal lavoro che stiamo facendo (o da quello che ci piacerebbe fare) come pensate sia questo rapporto?
Tutor, mentor, coach, counselor, sponsor, facilitator… sono parole che nel mondo anglosassone indicano un qualcuno che ti può “aiutare” ad entrare e star bene nel tuo viaggio nel mondo del lavoro.
Quali sono le parole che nella nostra lingua possiamo accostare come significato a tutor, caoch, counselor……??
Basta pensarci sopra poco per accorgerci di come nella nostra lingua italiana sia così difficile trovare parole ( e tanto più di uso comune) che indichino il concetto e l’azione di “un qualcuno che ci consiglia e affianca mentre siamo alle prese con il nostro lavoro”.
E se è così difficile trovare parole che esprimono quel concetto. . .
. . .IMMAGINATE come è difficile per noi italiani trovare in concreto qualcuno che ci accompagni nel nostro percorso di vita lavorativa e non importa se trattasi di attività imprenditoriali o nonprofit, lavoro a tempo indeterminato o del cosiddetto lavoro precario.
OLTRE ai politici, ai sindacati e al sistema imprenditoriale che ci meritiamo ci tocca anche l’handicap di parlare una lingua (quella italiana) che non è davvero capace di aiutarci nelle innovative sfide che un mondo del lavoro così globalizzato ci presenta.
Aggiungete a tutto questo il fatto che l’Italia è il Paese industrializzato più vecchio del mondo (e per questo in serio pericolo di conflitto generazionale) e provate a rispondere a questa domanda:
Quand’è che noi italiani - a prescindere dalla nostra età - ci decideremo ad ALZARE il c**o dalla sedia ed AGIRE??
13 Agosto, 2007 alle ore 13:17
[…] Spesso le persone che si sentono di essere "buone" (ovvero quelli che a me piace chiamare "i buonisti") sono convinte in buona fede (ma il ragionamento non cambierebbe anche se fossero in malafede) di tenere dei comportamenti in grado di eliminare le sofferenze e di risolvere i problemi degli altri e questo è vero anche nel mondo del lavoro. E ne sono così convinte che la loro missione è diventata quella di imporle anche agli altri. […]
28 Dicembre, 2007 alle ore 13:17
[…] Mi ricordo sempre di quanto rimasi scioccato dal fatto che un mio cliente non perdeva occasione per dichiarare che lui sì era una persona davvero sveglia e dinamica nel proprio lavoro ed erano gli altri che dormivano in piedi e con il loro comportamento gli impedivano di dispiegare tutte le sue capacità lavorative. […]
21 Aprile, 2008 alle ore 13:17
[…] E in questo non ci trovo niente di scandaloso se non il fatto che è l’ennesima prova che la lingua italiana è diventata una lingua morta quanto a capacità di rappresentarci il mondo del lavoro. […]