
COME RICONOSCERE UN BUON CONSULENTE?
Spesso è proprio perché non ci sentiamo sicuri di
come si riconosce un buon consulente ( coach, formatore,
consigliere, tutor, mentore, maestro... ..) ovvero una persona che
può darci una mano per conoscere meglio noi stessi e accompagnarci
nell'"esplorazione del mondo del lavoro" che ci priviamo del piacere
di avere un "consulente" tutto per noi.
Per molti di noi individuare un buon consulente è
davvero un'impresa. E forse a tutto questo non sono estranee le
esperienze negative che abbiamo fatto prima con la
scuola
dell'obbligo e poi frequentando l'università o più in
generale il sistema della formazione italiano.
E così ogni volta che sono in contatto con imprenditori e loro
collaboratori non posso fare a meno di pensare che un buon
consulente è, per esempio, chi è capace di aiutarci a disimparare
per imparare.
"Quando la gente approccia il come apprendere
(ovvero il come fruire azioni di formazione) con l'idea di
disimparare più che di imparare si trova nella forma mentale
giusta per apprendere con efficacia".
E' proprio la costante tensione verso uno scopo,
caratteristica della nostra cultura imprenditoriale così orientata
all'azione per l'azione la malattia più diffusa nel nostro sistema d'imprese grandi,
piccole o medie aziende che siano. E se pensiamo che l'imprenditore
sia primariamente una persona, anche lui ha uno scopo nella vita
come tutti gli individui: realizzarsi per quello che è.
E così un buon consulente è colui che aiuta il
cliente a diventare quello che è. E per farlo deve essere in grado
di comprendere quali relazioni devono avere luogo perché il cliente
esista come un'unità ovvero come un essere unico dentro e fuori del
suo lavoro.
E adesso possiamo provare a dare una risposta alla
domanda: "Come si fa per riconoscere un buon consulente?"
Quando siamo in contatto con una persona la cui
vicinanza ci fa sentire più calmi questa persona è davvero un
potenziale nostro prezioso consulente, perchè è solo quando siamo
calmi ovvero senza stress che possiamo
diventare consapevoli di ciò che facciamo realmente quando siamo in
rapporto con il mondo del lavoro - non di ciò che diciamo o
crediamo di fare - e così si spalanca davanti a noi la via del
miglioramento.
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